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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Se l'islam è un mercato (2)

2009-11-23
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Uno degli elementi che più risaltano quando si guarda all’islam contemporaneo come target di alcuni attori del mercato globale (che battezzerei “islamercato“) è il tipo di reazione che conflittori di civiltà e pauristi vari hanno nei confronti delle sue manifestazioni.

Le prendono per dimostrare l’incipiente o avvenuta invasione musulmana.

Tipo: “vedi, tra poco mangeremo solo carne halal” oppure: “hanno messo il velo anche a Barbie” o anche “sono arrivati fino a Hollywood“.

Questo genere di spaventismo confonde le acque e non spiega niente anche perché – come già ho avuto modo di scrivere – non c’è alcuna invasione musulmana in Europa o in occidente, se non nelle menti dei conflittori di civiltà dell’una e dell’altra sponda. Casomai c’è un’invasione percepita, fomentata artatamente e che, oltre ad avere un supporto ideologico, ha anche una sua letteratura (vedi ad esempio la polemica nata su questo romanzo).

Certo, se fosse solo una questione di percezione potremmo forse archiviare la questione, ma il fatto è che l’islam-mercato è un problema per altri motivi: rende merce qualcosa che si suppone essere parte del portato religioso e spirituale di una comunità, in questo caso quella musulmana.

E, facendo questo, non guarda in faccia a nessuno, anzi: spesso sposa tesi “tradizionaliste” o anche “estremiste” per non incorrere nel rischio di essere boicottato. Col risultato di:

  1. banalizzare il contenuto spirituale e religioso;
  2. produrre fondamentalismo invece che disinnescarlo.

Non so. Forse ci sono molti individui nel mondo che non aspettano altro che mangiare cibo industriale islamico, vestirsi alla moda islamica, truccarsi con cosmetici islamici, usare software islamico, guardare film islamici. Ma non credo. Forse invece le indagini di mercato affermano che questo tipo di merci non è sgradito a moltissime persone.

Il pericolo, in questo caso, non viene da una sperduta madrasa in Pakistan. Bensì da qualche ufficio in Arabia Saudita, in Qatar, negli Emirati. Insomma da quei posti dove girano i soldi, dove il nostro Presidente del Consiglio si reca per rafforzare i legami commerciali, e dove il nostro Ministro degli Esteri si è recentemente recato in cerca di ispirazione.

“O, acqua in bocca” si saranno detti “Che nessuno provi a parlare di diritti umani, laggiù”.

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4 Responses to Se l'islam è un mercato (2)

  1. […] maratoneti di “Tutto in 30 secondi“, contestualmente, consiglio la rilettura di “Se l’islam è un mercato (2)“. Taggato con:capitalismo, europa, religione, religioni, Slavoj Zizek Posted in: 00 – In 30 […]

  2. […] “giusto” pensare che un mercato non sia pronto per il nome “Mohamed” (vedi qui un’analisi) mentre dal punto di vista dei “principi” non lo è […]

  3. […] massa di post-musulmani o musulmani mercificati di vocazione conservatrice e chiusi in casa a […]

  4. […] Ma ora andiamo oltre – solo con un cenno – perché questa borghesia agisce, ovviamente, per sé, per i propri interessi. E, come recita il sottotitolo del libro di Henni è protagonista di una “rivoluzione conservatrice”, laddove per “conservatore” si intende qualcuno che ritiene di poter coltivare i propri interessi senza modificare un certo status quo (vedi ad esempio qui). […]

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